La capacità ecolocativa dei pipistrelli venne scoperta grazie a una serie di esperimenti condotti dagli scienziati. Guardiamo questi esperimenti più da vicino per svelare lo straordinario progetto di queste creature.26
Nel primo di questi esperimenti, un pipistrello venne lasciato in una stanza completamente buia. In un angolo di questa stanza venne messa una mosca che serviva da preda per il pipistrello. Da quel momento in poi, tutto ciò che avveniva nella stanza fu monitorato con telecamere a raggi infrarossi. Appena la mosca cominciò a volare, il pipistrello, che stava nell'angolo opposto, rapidamente si mosse verso il punto dove si trovava la mosca e la catturò. Con questo esperimento si concluse che i pipistrelli hanno una percezione molto acuta anche in completa oscurità. Ma a cosa era dovuta questa percezione? Al suo senso dell'udito o al fatto che aveva una visione notturna?
Per rispondere a queste domande venne fatto un secondo esperimento. In un angolo di quella stessa stanza vennero messi alcuni bruchi coperti da un foglio di giornale. Una volta liberato, il pipistrello non ci mise nulla a sollevare il foglio di giornale e a mangiare i bruchi. Ciò provava che le abilità di navigazione del pipistrello non avevano alcuna relazione con la vista.
Gli scienziati continuarono con i loro esperimenti sui pipistrelli: un nuovo esperimento venne condotto in un lungo corridoio, da un lato c'era un pipistrello, dall'altro un gruppo di farfalle. Inoltre furono installati una serie di tramezzi divisori perpendicolari ai muri laterali. In ogni tramezzo c'era un solo buco grande abbastanza da permettere al pipistrello di volarci attraverso. Ma questi buchi erano stati fatti in punti diversi di ogni tramezzo. Così il pipistrello doveva zigzagare per passarci in mezzo.
Gli esperimenti mostrano che i pipistrelli riescono a localizzare facilmente i passaggi in un muro e a volarci in |
Assolutamente sbalorditi da ciò cui avevano assistito, gli scienziati decisero di condurre un ultimo esperimento per comprendere l'estrema precisione della percezione del pipistrello. Questa volta lo scopo era quello di determinare più chiaramente i limiti percettivi del pipistrello. Ancora una volta, venne preparato un lungo tunnel e fili d'acciaio del diametro di 3/128 pollici (0,6 mm) vennero appesi dal soffitto al pavimento e posizionati in maniera del tutto casuale lungo il tunnel. Con grande sorpresa degli osservatori, il pipistrello completò il suo percorso senza mai urtare contro un ostacolo. Questo volo mostrò che il pipistrello è in grado di individuare gli ostacoli anche quando sono sottili come i fili da 3/128 pollici (0,6 mm). La ricerca che seguì rivelò che l'incredibile facoltà percettiva del pipistrello è legata al suo sistema di ecolocalizzazione. I pipistrelli emettono suoni ad alta frequenza per individuare gli oggetti attorno a loro. La riflessione di questi suoni, che non sono udibili dall'orecchio umano, permette al pipistrello di ottenere una "mappa" dell'ambiente circostante.27 Cioè, la percezione di una mosca è resa possibile dai suoni rimandati indietro al pipistrello dalla mosca stessa. Il pipistrello registra ogni pulsazione sonora in uscita e la confronta con l'eco di ritorno. Il tempo trascorso tra la produzione del suono in uscita e la ricezione dell'eco permette una valutazione accurata della distanza dell'obiettivo dal pipistrello. Per esempio, nell'esperimento in cui il pipistrello ha catturato il bruco sul pavimento, il pipistrello ha percepito il bruco e la forma della stanza emettendo suoni ad alta frequenza e individuando i segnali riflessi. Il pavimento ha riflesso i suoni, quindi il pipistrello ha determinato la propria distanza dal pavimento. Invece, il bruco era più vicino al pipistrello di circa 3/16 pollici (0,5 mm) rispetto al pavimento. Inoltre il bruco ha fatto dei piccolissimi movimenti e questo, a sua volta, ha modificato le frequenze riflesse. In questo modo, il pipistrello ha potuto individuare la presenza del bruco sul pavimento. Ha emesso circa ventimila cicli al secondo e ha potuto analizzare tutti i suoni riflessi. Inoltre, mentre portava a termine il suo compito, anche il pipistrello si muoveva. Un'attenta considerazione di tutti questi fattori rileva chiaramente il progetto miracoloso della sua creazione.
Il sistema usato dai pipistrelli per localizzare la prede è milioni di volte più efficiente e accurato dei sonar e dei radar costruiti dall'uomo. La tabella sopra illustra queste proprietà. L'indice di efficienza dell'ecolocalizzazione è il range diviso per il prodotto di peso per potenza per diametro dell'obiettivo. Il numero relativo di merito mette a confronto gli indici di efficienza dell'ecolocalizzazione e quello del pipistrello è 1. |
Ma questo non è mai un problema per il pipistrello perché regola la frequenza dei suoni che emette verso un oggetto in movimento come se sapesse tutto dell'effetto Doppler. Per esempio, manda suoni ad altissima frequenza verso una mosca che si allontana così che la riflessione non si perde in un settore impercettibile dello spettro sonoro.
La più numerosa colonia di pipistrelli sulla terra, con una popolazione che raggiunge i 50 milioni di individui, vive in America. Il molosso o pipistrello coda libera può raggiungere la velocità di 60 miglia orarie (95 km/h), e volare a 10.000 piedi di altezza (3050 metri). È così grande che può essere individuato facilmente dal radar di un aeroporto.28 | Si è scoperto che i pipistrelli volano in diverse direzioni quando lasciano la caverna. Ma tornano volando sempre in linea retta, qualunque sia il posto in cui si trovano. Non è ancora chiaro come facciano a tenere la rotta nel viaggio di ritorno alla caverna. |
È impossibile ignorare il colpo che questo sistema sferra alle spiegazioni che la teoria dell'evoluzione dà in termini di coincidenze. Il sonar dei pipistrelli è un sistema estremamente complesso in natura e non può essere spiegato con una evoluzione attraverso mutazioni arbitrarie. L'esistenza simultanea di tutte le componenti del sistema è vitale al suo funzionamento. Il pipistrello non deve solo emettere suoni molto alti ma deve anche eleborare i segnali riflessi e manovrare e regolare il suo sonar tutto nello stesso momento. Naturalmente, tutto ciò non può essere spiegato dalla coincidenza e può solo essere un segno della perfezione con cui Allah ha creato il pipistrello.
La ricerca scientifica rivela anche altri e nuovi esempi dei miracoli della creazione nei pipistrelli. Con ogni nuova, miracolosa scoperta, il mondo della scienza tenta di capire come funziona questo sistema. Per esempio, una nuova ricerca sui pipistrelli ha portato a delle scoperte molto interessanti negli ultimi anni.29 Alcuni scienziati che volevano esaminare un gruppo di pipistrelli che viveva in una certa caverna, ha installato dei trasmettitori su alcuni membri del gruppo. Si osservò che i pipistrelli abbandonavano la caverna di notte e si nutrivano all'esterno fino all'alba. I ricercatori hanno tenuto una documentazione dettagliata di questi viaggi. Hanno scoperto che alcuni pipistrelli viaggiavano anche 30-45 miglia (50-70 km) lontano dalla caverna. La scoperta più straordinaria riguarda il viaggio di ritorno, che cominciava subito prima del sorgere del sole. Tutti i pipistrelli volavano dritti alla caverna da qualunque posto si trovassero. Come fanno i pipistrelli a sapere dove si trovano e quanto sono lontani dalla loro caverna?
Ancora non abbiamo una conoscenza dettagliata di come mantengano la rotta nel loro viaggio di ritorno. Gli scienziati non credono che il sistema uditivo abbia una grossa influenza sul viaggio di ritorno. Ricordandoci che i pipistrelli sono completamente ciechi alla luce, gli scienziati si aspettano di imbattersi in un altro sorprendente sistema. In breve, la scienza continua a scoprire nuovi miracoli della creazione nei pipistrelli.
La capacità di generare elettricità è stata data a queste creature sia per difesa che per offesa. Il pesce usa questa elettricità per uccidere i suoi predatori dandogli un elettroshock. L'elettroshock generato da questo pesce è sufficiente a uccidere un bovino da una distanza di 6,6 piedi (2 metri). Il meccanismo che genera elettricità in questo pesce è in grado di entrare in funzione molto rapidamente, in due o tre millesimi di secondo.
Una potenza così enorme in una creatura è di per se stesso uno straordinario miracolo della creazione. Il sistema è piuttosto complesso e non può essere spiegato con la sviluppo "passo dopo passo". E questo perché un sistema elettrico senza una funzionalità completa non potrebbe dare alla creatura nessun vantaggio in termini di sopravvivenza. In altre parole, tutti i componenti del sistema devono essere stati creati esattamente nello stesso momento.
I pesci usano questi deboli segnali come organi sensoriali. Allah ha creato un sistema sensoriale nei corpi dei pesci che trasmette e riceve questi segnali.30
In breve, questi pesci hanno un radar che trasmette segnali elettrici e interpreta le alterazioni nel campo, causate da oggetti che interrompono questi segnali attorno al loro corpo. Quando prendiamo in considerazione la complessità del radar usato dagli esseri umani, diventa chiara la meravigliosa creazione nel corpo del pesce.
| Un pesce elettrico ne localizza un altro grazie ai segnali. |
| Pesce elefante |
Con questo sistema, questi pesci possono comunicare tra di loro e dare l'allarme in presenza di un pericolo. Riescono anche a scambiarsi informazioni sulla specie, l'età, le dimensioni e il genere.
Tipi di segnali emessi da specie diverse di pesci | |
| I pesci che trasmettono onde elettriche comunicano per mezzo di esse. I membri della stessa specie usano segnali simili. A causa della loro cita comunitaria, cambiano le frequanze in modo da evitare la confusione, cosa che permette di distinguere segnali simili ma distinti. | Un pesce elettrico può individuare il genere di un altro grazie ai segnali. |
Proprio come tutte le altre forme di vita, i pesci elettrici sono stati creati in maniera perfetta da Allah come dimostrazione, fatta a nostro beneficio, dell'esistenza e dell'infinita conoscenza di Allah che li ha creati.
I delfini non usano l'ecolocalizzazione solo per scoprire l'ambiente circostante. A volte si riuniscono in branchi durante il pasto ed emettono suoni molto acuti, tanto potenti che intontiscono le prede che restano immobili pronte per essere catturate. Un delfino adulto produce suoni che un orecchio umano non può udire (20.000 Hz e oltre). La focalizzazione delle onde sonore avviene in diverse aree della testa di un delfino. Il melone, che è una struttura pronunciata situata nella fronte del delfino, serve da lente acustica e focalizza i click del delfino in un fascio stretto. Quindi il delfino è in grado di dirigere i suoi click come vuole, semplicemente muovendo la testa. Può dirigere queste onde sonore a suo piacimento muovendo la testa. L'eco dei click torna subito indietro appena urta un ostacolo. La mandibola inferiore agisce da recettore e trasmette i segnali all'orecchio. Su entrambi i lati della mandibola inferiore si trova una piccola zona ossea che è a contatto con una sostanza lipidica. Il suono passa attraverso questa sostanza fino alla bolla uditiva che è una grossa vescicola. Poi, l'orecchio inoltra i dati al cervello che li analizza e ne interpreta il significato. Una sostanza lipidica simile esiste anche nel sonar delle balene. Lipidi differenti (composti grassi) curvano le onde di ultrasuoni (onde sonore al di sopra del nostro spettro uditivo) che ci passano in mezzo in modi diversi. I diversi lipidi devono essere sistemati secondo una forma e una sequanza corrette per focalizzare le onde sonore di ritorno. Ogni singolo lipide è unico e differente dai normali lipidi animali ed è fatto da un processo chimico complicato che richiede numerosi enzimi diversi. Questo sistema sonar dei delfini non può assolutamente essersi sviluppato gradualmente, come sostiene la teoria dell'evoluzione. E ciò perché soltanto quando i lipidi si sono evoluti e hanno assunto posto e forma definitivi, la creatura ha potuto far uso di questo sistema cruciale. Inoltre, anche i sistemi di supporto come la mandibola inferiore, il sistema dell'orecchio interno e il centro di analisi nel cervello dovevano essersi sviluppati completamente. L'ecolocalizzazione è chiaramente un sistema di "complessità irriducibile" che non può essersi evoluto per fasi successive. Per cui è ovvio che questo sistema è un'altra delle perfette creazioni di Allah.
| Un delfino adulto diffonde suoni che l'orecchio umano non percepisce (20.000Hz e più). Queste onde sono emesse dal lodo, chiamato "melone", posto nella parte anteriore della testa. Può dirigere queste onde a piacere semplicemente muovendo la testa. Le onde sonar vengono immediatamente respinte quando incontrano un ostacolo. La mandibola inferiore agisce da recettore e trasmette i segnali all'orecchio. L'orecchio invia i dati al cervello che ne analizza e interpreta il significato. |
CORNEA E IRIDE La cornea, uno dei 40 componenti base dell'occhio, è uno strato trasparente posto nella parte anteriore dell'occhio. Fa passare la luce proprio come fa il vetro di una finestra. Non è certo una coincidenza se questo tessuto, che non si trova in nessuna altra parte del corpo, sia posto proprio nel punto giusto, cioè la superficie anteriore dell'occhio. Un'altra importante componente dell'occhio è l'iride, che gli dà il colore. Posta proprio dietro alla cornea, regola la quantità di luce da far passare nell'occhio, contraendo o allargando la pupilla, cioè l'apertura circolare che si trova al centro. Con una luce forte, si contrae. Con una luce fioca, si allarga permettendo a più luce di entrare nell'occhio. Un sistema simile è stato adattato come base del funzionamento della macchina fotografica per poter regolare la quantità di luce in entrata, ma non ha la stessa perfezione dell'occhio. |
| L'occhio umano funziona grazie al lavoro armonioso di circa quaranta componenti diverse. In assenza di anche una sola di queste componenti, l'occhia sarebbe inutilizzabile. Per esempio, se mancasse la sola ghiandola lacrimale, l'occhio si asciugherebbe e smetterebbe di funzionare. Questo sistema, che è impossibile ridurre alla semplicità, non potrà mai essere spiegato dallo "sviluppo graduale" come sostengono gli evoluzionisti. Ciò mostra che l'occhio è apparso in una forma completa e perfetta, il che significa che è stato creato. |
A seconda del tipo di oggetti esterni, onde luminose variabili colpiscono punti diversi della retina. Pensiamo al momento in cui la persona della nostra situazione inventata vede il suo amico. Alcune fattezze del volto del suo amico gettano luce di diversa intensità sulla sua retina. Per esempio, tratti facciali più scuri come le sopracciglia rifletteranno la luce con un'intensità molto minore. Ma sulla retina, le cellule vicine ricevono la luce d'intensità più forte riflessa dalla fronte del suo amico. Tutti i tratti facciali dell'amico gettano onde di varia intensità sulla retina del suo occhio.
| Il primo passo per vedere è un piccolo cambiamento creato dalla luce nella struttura di una minuscola molecola chiamate 11-cis-retinale che provoca un cambiamento in una proteina più grande chiamata rodopsina, a cui è legata. |
Prima di reagire con la rodopsina, la transducina è legata a un'altra molecola, chiamata GDP. Quando si associa con la rodopsina, la transducina libera la molecola GDP e si lega a una nuova molecola, chiamata GTP. Per questo motivo il complesso formato dalle due proteine (rodopsina e transducina) e una molecola chimica più piccola (GTP) viene chiamato "GTP-transducinrodopsina".
Il nuovo complesso GTP-transducinrodopsina si può adesso collegare molto rapidamente a un'altra proteina che si trova nella cellula, chiamata "fosfodiesterasi". Ciò permette alla proteina fosfodiesterasi di scindere un'altra molecola che si trova nella cellula, chiamata cGMP. Poiché questo processo avviene nei milioni di proteine che sono nella cellula, la concentrazione di cGMP viene ridotta improvvisamente.
| Click image to see larger photo La figura sopra illustra la biochimica della vista. I simboli indicano: RH=Rodopsina, Rhk=Rodopsina chinase, A=Aristina, GC=GuanilCiclasi, T=Transducina, PDE=Fosfodiesterasi |
In breve, un sinolo fotone colpisce una singola cellula e, attraverso una serie di reazioni a catena, la cellula produce un impulso elettrico. Questo stimolo viene modulato dall'energia del fotone, cioè dalla luminosità delle luce. Un altro fatto affascinante è che tutti i processi descritti fin'ora avvengono in non più di un milionesimo di secondo. Altre proteine specializzate all'interno della cellula riportano elementi come l'11-cis-retinale, la rodopsina e la transducina al loro stato naturale. L'occhio è sotto una pioggia costante di fotoni, e le reazioni a catena all'interno delle cellule sensibili dell'occhio gli permettono di percepire ciascuno di quei fotoni.32
In realtà, il processo che permette di vedere è molto più complicato di quanto sembra indicare il breve schema presentato qui. Ma anche questa breve panoramica è sufficiente a dimostrare la straordinaria natura del sistema. All'interno dell'occhio c'è un progetto così complesso e così ben calcolato che le reazioni chimiche che vi hanno luogo assomigliano alle esibizioni di domino nel Guinness dei Primati. In queste esibizioni, decine di migliaia di pezzi del domino vengono sistemati in maniera così strategica che, spingendo il primo pezzo, si attiva l'intero sistema. In alcuni punti della catena del domino, vengono installati degli apparati per dare inizio a nuove sequenze di reazioni, per esempio un verricello che sposta un pezzo in una posizione diversa e lo fa cadere esattamente nel posto utile per far partire un'ulteriore sequenza di reazioni.
Naturalmente, nessuno pensa che questi pezzi siano stai messi "casualmente" al loro posto preciso dal vento o da un terremoto e da un'inondazione. È evidente a tutti che ogni pezzo è stato sistemato con grande attenzione e precisione. La reazione a catena nell'occhio umano ci ricorda che è insensato persino solo pensare alla parola "coincidenza". Il sistema è composto da tanti pezzi diversi messi insieme secondo equilibri molto delicati ed è un segno evidente che esiste un "progetto". L'occhio è stato creato in maniera perfetta.
Il biochimico Michael Behe commenta così la chimica dell'occhio e la teoria dell'evoluzione nel suo libro La scatola nera di Darwin:
Ora che la scatola nera della vista è stata aperta, non basta più considerare soltanto la struttura anatomica di tutto l'occhio, come fece Darwin nel diciannovesimo secolo (e come continuano a fare i divulgatori dell'evoluzione oggi) per spiegare quella complessità in senso evolutivo. Ciascun passo e ciascuna struttura anatomica che Darwin considerava così semplici, in realtà implicano processi biochimici incredibilmente complicati che non possono essere mascherati con la retorica.33
Il padiglione auricolare è stato progettato per raccogliere e incanalare i suoni nel meato uditivo. La superficie interna del condotto uditivo è ricoperta da cellule e ciglia che secernono una sostanza cerosa densa per proteggere l'orecchio dallo sporco esterno. Alla fine del condotto uditivo, in prossimità dell'inizio dell'orecchio medio, si trova il timpano. Dietro il timpano ci sono tre ossicini chiamati martello, incudine e staffa. La tuba di Eustachio ha la funzione di equilibrare la pressione dell'aria nell'orecchio medio. Alla fine dell'orecchio medio c'è la coclea che ha un meccanismo uditivo estremamente sensibile ed è piena di un liquido speciale. | |
IL VIAGGIO DEL SUONO DALL'ORECCHIO AL CERVELLO Egli è Colui che ha creato per voi l'udito, la vista e i cuori. L'orecchio è una tale meraviglia di progettazione che da solo invalida le spiegazioni della teoria dell'evoluzione nei confronti di una creazione basata su "coincidenze". Il processo dell'udito nell'orecchio è reso possibile da un sistema di complessità irriducibile. Le onde sonore sono prima raccolte dall'orecchio esterno (1) e poi colpiscono il timpano (2). Ciò fa vibrare gli ossicini nell'orecchio medio (3). Così le onde sonore vengono tradotte in vibrazioni meccaniche, che fanno vibrare la cosiddetta "finestra ovale" (4), che a sua volta mette in moto il liquido all'interno della coclea (5). Qui, le vibrazioni meccaniche vengono trasformate in impulsi nervosi che vanno al cervello lungo i nervi vestibolari (6).Eppure ben raramente Gli siete riconoscenti! (Sura al-Muminun: 78) Nella coclea è presente un meccanismo estremamente complesso. La coclea (figura ingrandita al centro) ha alcuni canali (7) che sono pieni di liquido. Il canale cocleare (8) contiene "l'organo del Corti" (9) (figura ingrandita a destra), che è l'organo sensoriale dell'udito. Questo organo è composto di "cellule ciliate" (10). Le vibrazioni nel liquido della coclea vengono trasmesse a queste cellule attraverso la membrana basilare (11) su cui è situato l'organo del Corti. Ci sono due tipi di cellule ciliate, quelle interne (12a) e quelle esterne (12b). a seconda della frequenza del suono in entrata, le cellule ciliate vibrano in modo diverso facendo in modo che moi distinguiamo i diversi suoni che udiamo. Le cellule ciliate esterne (13) convertono le vibrazioni sonore in impulsi elettrici e li portano al nervo vestibolare (14). Poi le informazioni che vengono da entrambe le orecchie si incontrano nel complesso olivare superiore (15). Gli organi coinvolti nel percorso uditivo sono i seguenti: collicolo inferiore (16), corpo genicolato mediale (17) e infine la corteccia uditiva (18).34 La linea blu nel cervello mostra il percorso dei toni alti e quella rossa il percorso dei toni bassi. Entrambe le cloclee delle nostre orecchie inviano segnali a entrambi gli emisferi del cervello. Come è evidente, il sistema che ci permette di sentire è costituito da diverse strutture che sono state attentamente progettate fin nel più piccolo dettaglio. Questo sistema non può essersi formato "passo dopo passo", perché anche la mancanza del dettaglio più insignificante avrebbe reso l'intero sistema inutile. È quindi molto evidente che l'orecchio è un altro esempio di creazione perfetta. |
In questo modo l'immagine dell'uomo si forma nella corteccia visiva del cervello. Ma adesso l'immagine deve essere messa a confronto con le cellule della memoria, cosa anch'essa fatta con grande facilità. Non viene trascurato neppure un singolo dettaglio. Inoltre, se il viso dell'amico sembra appena più pallido del solito, ecco che il cervello attiva il pensiero: "perché il viso del mio amico è così pallido, oggi?"
L'input che arriva in centinaia di milioni di particelle luminose raggiunge la mente della persona, viene elaborato, confrontato al ricordo e permette all'uomo di riconoscere il suo amico.
Al riconoscimento segue un saluto. Una persona deduce la reazione che deve dare alle persone che conosce derivandola dalle cellule della memoria, in meno di un secondo. Per esempio, decide che deve dire "salve", al che le cellule cerebrali che controllano i muscoli facciali ordineranno la mossa che noi conosciamo come "sorriso". Anche questo comando viene trasferito attraverso cellule nervose e fa partire una serie di altri complicati processi.
Nello stesso tempo, viene dato un altro comando alle corde vocali che si trovano nella gola, alla lingua e alla mascella inferiore e il suono "salve" viene prodotto dai movimenti dei muscoli. Nel momento in cui il suono viene emesso, le molecole dell'aria cominciano a muoversi verso l'uomo a cui il saluto è rivolto. Il padiglione auricolare raccoglie queste onde sonore, che viaggiano a una velocità approssimativa di 20 piedi (6 metri) per un cinquantesimo di secondo.
I tre ossicini nell'orecchio medio funzionano da ponte tra il timpano e l'orecchio interno. Questi ossicini, che sono collegati l'uno all'altro da articolazioni, amplificano le onde sonore che vengono poi trasmesse all'orecchio interno. L'onda di pressione creata dal contatto della staffa con la membrana del vestibolo viaggia nel liquido della coclea. I sensori stimolati dal liquido danno inizio al processo che chiamiamo "udito". |
All'interno della coclea, vengono distinte varie tonalità di suono. Nella coclea ci sono molti filamenti di spessore variabile, proprio come nell'arpa, lo strumento musicale. I suoni emessi dall'amico dell'uomo suonano letteralmente le loro armonie su quest'arpa. Il suono "salve" comincia con un tono basso e poi va salendo. Per prima cosa, vengono fatte vibrare le corde più spesse, poi quelle più sottili. Infine, decine di migliaia di piccoli oggetti a forma di barrette trasferiscono le loro vibrazioni al nervo acustico.
| Per facilitare l'azione di parlare, non devono lavorare in armonia solo le corde vocali, il naso, i polmoni e i passaggi di aria, ma anche i sistemi muscolari che sostengono quest organi. I suoni creati nell'azione di parlare sono prodotti dall'aria che passa attraverso le corde vocali. | Le corde vocali si compongono di cartilagini flessibili legate a muscoli che partono dallo scheletro. Quando i muscoli sono in posizione di riposo, le corde sono aperte (sinistra). Le corde si chiudono durante l'azione di parlare (sotto). Più tese sono le corde più alto è il tono della voce. |
Per prima cosa, i polmoni forniscono "aria calda". L'aria calda è la materia grezza del linguaggio. La funzione primaria di questo meccanismo è l'inalazione di aria ricca di ossigeno nei polmoni. L'aria viene inspirata attraverso il naso e scende giù per la trachea fino ai polmoni. L'ossigeno dell'aria viene assorbito dal sangue nei polmoni. La sostanza di scarto del sangue, cioè l'anidride carbonica, viene ceduta. A questo punto, l'aria è pronta ad abbandonare i polmoni.
L'aria che torna indietro dai polmoni passa attraverso le corde vocali nella gola. Queste corde sono come tendine sottilissime che possono essere "tirate" dall'azione di piccole cartilagini a cui sono fissate. Prima di parlare, le corde vocali sono in posizione aperta. Mentre si parla, vengono avvicinate e fatte vibrare dall'aria che vi passa attraverso. È questo che determina l'altezza della voce di un individuo: più tese sono le corde, maggiore è l'altezza.
| Il funzionamento delle corde vocali è stato fotografato con riprese ad alta velocità. Tutte le diverse posizioni viste sopra, avvengono in meno di un decimo di secondo. Possiamo parlare grazie al perfetto progetto delle corde vocali. |
L'amico di quella persona mette a confronto il suono che sente agli altri nella sua memoria. In questo modo può dire immediatamente se quello è un suono familiare. A questo punto entrambi si riconoscono e si salutano.
Tutto quello che abbiamo appena detto avviene mentre i due amici si accorgono l'uno dell'altro e si salutano. Tutti questi processi straordinari avvengono a velocità incredibili con precisione sbalorditiva, di cui non ci rendiamo conto. Vediamo, sentiamo e parliamo con tale facilità come se fosse una cosa semplicissima. Ma i sistemi e i processi che rendono tutto ciò possibile sono complessi in un modo inimmaginabile.
Questo sistema complesso è pieno di esempi di un progetto senza paragoni che la teoria dell'evoluzione non può spiegare. L'origine della vista, dell'udito e del pensiero non può essere spiegata dalla fede che gli evoluzionisti ripongono nelle "coincidenze". Al contrario, è evidente che tutto ciò è stato creato e donato a noi dal nostro Creatore. Mentre l'essere umano non può neppure comprendere il funzionamento dei sistemi che gli permettono di vedere, sentire e pensare, la saggezza e la potenza infinite di Allah, che ha creato tutto ciò dal nulla, è più che evidente.
Nel Corano, Allah invita gli esseri umani a considerare ciò e a essere riconoscenti:
Nella coclea è presente un meccanismo estremamente complesso. La coclea (figura ingrandita al centro) ha alcuni canali (7) che sono pieni di liquido. Il canale cocleare (8) contiene "l'organo del Corti" (9) (figura ingrandita a destra), che è l'organo sensoriale dell'udito. Questo organo è composto di "cellule ciliate" (10). Le vibrazioni nel liquido della coclea vengono trasmesse a queste cellule attraverso la membrana basilare (11) su cui è situato l'organo del Corti. Ci sono due tipi di cellule ciliate, quelle interne (12a) e quelle esterne (12b). a seconda della frequenza del suono in entrata, le cellule ciliate vibrano in modo diverso facendo in modo che moi distinguiamo i diversi suoni che udiamo.
Le cellule ciliate esterne (13) convertono le vibrazioni sonore in impulsi elettrici e li portano al nervo vestibolare (14). Poi le informazioni che vengono da entrambe le orecchie si incontrano nel complesso olivare superiore (15). Gli organi coinvolti nel percorso uditivo sono i seguenti: collicolo inferiore (16), corpo genicolato mediale (17) e infine la corteccia uditiva (18).36
La linea blu nel cervello mostra il percorso dei toni alti e quella rossa il percorso dei toni bassi. Entrambe le cloclee delle nostre orecchie inviano segnali a entrambi gli emisferi del cervello.
Come è evidente, il sistema che ci permette di sentire è costituito da diverse strutture che sono state attentamente progettate fin nel più piccolo dettaglio. Questo sistema non può essersi formato "passo dopo passo", perché anche la mancanza del dettaglio più insignificante avrebbe reso l'intero sistema inutile. È quindi molto evidente che l'orecchio è un altro esempio di creazione perfetta.